l’aquila 1984/2018

4 ottobre 2018

Frequentavo la seconda media quando, in gita scolastica, mi trovavo di fronte alla splendida facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila in Abruzzo. Il ricordo è ancora limpidissimo nonostante siano trascorsi circa 34 anni.
Il 27 settembre scorso ho tenuto una conferenza su tematiche legate all’architettura sostenibile, alle costruzioni prefabbricate in legno e agli edifici a basso consumo; è stata l’occasione per riscoprire la bellezza di quei luoghi a me così cari. La città, colpita il 6 aprile 2009 alle ore 3:32 da una fortissima scossa sismica è stata fortemente danneggiata. A distanza di 9 anni la situazione è ancora molto difficile; camminando per il centro storico si incontrano moltissimi operai e sono ancora numerose le facciate dei palazzi in rovina; nella grande piazza del duomo le protagoniste dello skyline cittadino sono ancora le gru di cantiere. E’ davvero strano immaginare che una valle così protetta dalle aspre  colline che la circondano possa subire la devastazione di un terremoto; la sensazione è esattamente opposta: si tende a pensare che quelle montagne facciano da baluardo a qualsiasi sciagura. Lo stessa percezione mi arriva dalle imponenti mura del castello che mi colpisce per la modernità assoluta di certi elementi architettonici, i famosi orecchioni: volumi studiati per meglio reggere alle bordate di cannone durante i giorni di assedio e di guerra.

La mia passeggiata continua senza una meta precisa, raggiungo la piazza con la famosissima fontana delle 99 cannelle; un’altra meraviglia di questa città. Anche qui, in questo spazio pensato e realizzato secoli fa, l’architettura è moderna, questo antico luogo è accogliente, di un’eleganza rara; è uno spazio urbano unico nel suo genere e non viene difficile immaginare perché sia stato sempre un centro di incontro e di relazione. Una lezione eccezionale di architettura a scala urbana; come spesso accade quando visitiamo le meraviglie del nostro Paese.
Al termine del mio peregrinare mi trovo all’inizio del viale alberato che porta e incornicia uno dei maggiori esempi di architettura romanica dell’Italia centrale: la Basilica di Santa Maria di Collemaggio; lo percorro con la stessa meraviglia che mi riempì gli occhi 34 anni prima, al termine della strada arrivo davanti al grande prato che fa da sagrato alla chiesa; lo stesso tappeto di colore verde brillante sul quale mi ero sdraiato a gambe incrociate e avevo giocato da ragazzo con i miei compagni di classe. Provo un’emozione fortissima, alla quale non ero decisamente più abituato.
Sospeso nel tempo raggiungo la sede dove, in qualità di relatore scientifico, mi accingo a presentare gli ultimi lavori realizzati dallo studio; i colleghi sono accorsi numerosi e il loro interesse mi gratifica molto. E’ stato fantastico ritornare a L’Aquila. La bellezza straordinaria ed eterna di questo luogo è superiore alla distruzione che ancora si mostra lungo le sue vie.
Arrivederci (spero non tra 30 anni): oggi brindo convinto alla tua Rinascita! Grazie L’Aquila e grazie di cuore a voi aquilani!



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